Non ci sono manuali che ti insegnano la gratitudine.
Eppure è la lezione più importante che ho portato via dall’Umbria.
Sono tornato da pochi giorni.
Ero al CET di Mogol.
In meno di ventiquattr’ore abbiamo scritto un brano. Registrato. Dall’idea alla bozza finita.
Con il metodo di chi ha fatto la storia della musica italiana.
Seduto in quella stanza, accade qualcosa di strano
Non è solo la tecnica.
È il modo in cui Mogol ti guarda mentre racconta.
Ha parlato di canzoni che conosco a memoria da quando avevo sei anni.
Il mio canto libero. Emozioni. Quelle lì.
E ha svelato cosa succedeva nella sua vita in quei momenti.
Il dolore. Le scelte sbagliate. La solitudine.
Ma non è un racconto triste.
È un racconto di come la vita, anche quando fa male, diventa arte se sai ascoltarla.
Ecco il primo insegnamento: le parole devono seguire la musica.
Ci ha fatto lavorare su questo. Mettere il brano in cuffia. Zitto. Senza scrivere niente. Solo ascoltare.
E chiederci: “Cosa vi dice questa musica?”
La musica parla già. La maggior parte degli autori prova a zittirla con la propria testa.
Lui insegna ad ascoltarla.
Come sono finito lì? Colpa di “Crepe”
Il motivo si chiama Crepe.
La mia canzone inedita.
Quella che è stata selezionata tra i 24 finalisti nazionali del contest per gli 800 anni di San Francesco.
Giuria: Davide Rondoni (poeta, presidente del comitato), Giordano Sangiorgi (patron del MEI), Omar Pedrini, Erica Mou.
Gente che non regala niente.
E “Crepe” l’ho scritta mentre stavo comprando il mio primo appartamento.
Un disastro. Infissi distrutti. Infiltrazioni d’acqua. Muri scrostati.
Eppure, mentre firmavo le carte, io vedevo un’altra cosa.
Vedevo spazi enormi. Immersi nella natura. Per accogliere una famiglia enorme.
Non era follia.
Era gratitudine applicata al futuro.
San Francesco (laico, ma utile)
San Francesco mi interessa per un motivo preciso.
Ha rinunciato a tutto il superfluo. Ma non ha pianto su quello che non aveva.
Ha scritto un Cantico dove ringrazia per quello che esiste. Per tutti.
Il sole. Il vento. L’acqua. Persino la morte.
E quella gratitudine, non la povertà, è ciò che ha costruito un movimento enorme. Che neanche lui immaginava.
Povertà? Se parliamo di visione, io questa la chiamo ricchezza.
Ecco il paradosso: per avere di più, devi smettere di disprezzare quello che hai.
Anche se è un tetto rotto.
Anche se è un conto in rosso.
Anche se sei in un monolocale e sogni una villa.
La gratitudine non è “mi accontento”.
La gratitudine è dire: “Ho capito il valore di quello che ho. Sono pronto a ricevere ancora di più.”
La lezione che porto a casa
Dopo anni a inseguire, a volere di più, a pensare che la felicità fosse dietro il prossimo traguardo…
Ho capito che l’unico modo per attirare più abbondanza, più situazioni incredibili, più persone fantastiche…
È essere grati per quello che hai già. Oggi.
“Crepe” parla di questo.
Ed è per questo che mi ha portato al CET.
Ed è per questo che non vedo l’ora di farvela ascoltare.
Nel frattempo
Se vuoi capire da dove arrivo, ascolta i miei ultimi brani.
Raccontano di quando ho smesso di fare il personaggio e ho iniziato a essere umano.
Seguimi sui social (link in fondo alla pagina) per sapere quando esce “Crepe” e per vedere i prossimi passi di questo viaggio.
Crediti e ringraziamenti
Un grazie al CET di Mogol, a Mogol, al maestro Giuseppe Anastasi e a tutti gli insegnanti che hanno reso possibile questa esperienza.
E al contest “Il Mio Cantico Libero” per aver creduto in “Crepe”.